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Biodegradabilità e bioplastiche

La biodegradabilità della plastica è un argomento che viene spesso tirato in ballo quando si parla di bioplastica. Il termine “plastica biodegradabile” è molto diffuso, ma spesso viene anche frainteso. Cosa vuol dire? Un materiale si dice “biodegradabile” quando può essere scomposto dai microrganismi (batteri, funghi…) in elementi semplici come: La struttura chimica del materiale […]

La biodegradabilità della plastica è un argomento che viene spesso tirato in ballo quando si parla di bioplastica. Il termine “plastica biodegradabile” è molto diffuso, ma spesso viene anche frainteso.

Cosa vuol dire?

Un materiale si dice “biodegradabile” quando può essere scomposto dai microrganismi (batteri, funghi…) in elementi semplici come:

  • Acqua
  • Anidride carbonica (CO2)
  • Metano in assenza di ossigeno (CH₄)
  • Biomassa.

La struttura chimica del materiale è il criterio principale che determina se un polimero è biodegradabile.

Anche alcune delle sue caratteristiche, come lo spessore o la forma, avranno un ‘influenza.

Ma questo deterioramento non dipende solo dal materiale. È legato anche alle condizioni in cui si trova, ovvero principalmente:

  • La temperatura
  • L’umidità
  • La presenza di microrganismi
  • Il pH
  • L’ossigeno disponibile.
  • E così via.

Tutti questi fattori influenzeranno quindi la velocità di biodegradazione di questi materiali.

Diversi ambienti

La biodegradabilità dipende quindi in larga misura dall ‘ambiente in cui il materiale finirà il suo ciclo di vita.

Alcuni ambienti possono essere simulati e sottoposti a protocolli di prova standardizzati che permettono di valutare il potenziale di biodegradabilità dei materiali:

Compost industriale (norma EN 13432)
In impianti appositi, le condizioni sono controllate (temperatura elevata, umidità, attività microbica). Questo permette la biodegradazione in pochi mesi per i materiali conformi alla norma.

Compost domestico (norma NF T 51-800)
A casa, le condizioni sono meno stabili, poco o per niente controllate e le temperature più basse. Non tutti i materiali compostabili in ambito industriale lo sono necessariamente anche a casa, dato che la biodegradazione può richiedere fino a 1 anno per i prodotti certificati.

Metanizzazione
Si tratta di un processo in assenza di ossigeno, effettuato in ambito industriale. Il materiale viene trasformato in biogas (metano) e in digestato (residui di batteri e sostanze organiche).

Ambienti naturali (suolo, acqua dolce, ambiente marino)
Le condizioni sono molto variabili e spesso meno favorevoli (temperature più basse, scarso controllo dei parametri). La biodegradazione è in genere più lenta.

Un luogo comune

Dire che una plastica è biodegradabile non significa quindi che si degraderà rapidamente se viene abbandonata in natura.

Senza le condizioni giuste, la biodegradazione può essere molto lenta. In alcuni casi, è addirittura quasi inesistente su scala temporale umana.
In altre parole, la plastica biodegradabile non va vista come una soluzione al problema dei rifiuti in ambiente.

La biodegradabilità va vista come una caratteristica che può rivelarsi utile in diverse applicazioni:

  • Oggetti e imballaggi sporchi che facilitano la raccolta dei rifiuti organici (ad esempio per il compostaggio)
  • Plastica per l’agricoltura e l’orticoltura, che semplifica la gestione dei rifiuti per l’utente.
  • Oppure prodotti per la pesca e l’acquacoltura, che aiutano a combattere l’inquinamento marino a tutela della fauna e della flora.

Si tratta quindi di una caratteristica interessante, ma deve inserirsi in un approccio globale di riduzione, riutilizzo e, in via complementare, riciclaggio quando quest’ultimo non è o non è più possibile.